30 Giugno 2008
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La Redazione intende ringraziare voi lettori per averci seguito fino ad oggi e vi saluta a settembre. Sospendiamo infatti le pubblicazioni durante il periodo estivo. Auguriamo a tutti buone cose.
di
Paolo Sortino
Esce in questi giorni un volumetto molto interessante, curato da Claudio Marrucci, su Antonio Veneziani, non autore stavolta ma oggetto del libro. Le stazioni di questo lungo viaggio conciso (in 110 pagine si sfoglia una vita) sono infatti esperienze, che sotto le domande incalzanti del giovane curatore diventano appunti per un racconto assai più complesso Continua »
di
Paola de Benedictis
CXXI.
Sei la costola impazzita
che bucava la mia pancia
la mia maschera gommosa,
la mia brutta bella copia.
Torna, bestia, dalla cagna. Continua »
di
Donato Guida
Mi ha fregato il primo film… avrei preferito una diversa libertà, anche usando il cinema: andare in giro, vedere, conoscere, vivere senza i vincoli del mestiere. Non ho avuto maestri, al contrario di amici come De Santis, o Petri subito dopo, che erano cresciuti nel “convento comunista”. Certo le immagini di Antonioni, quelle dei documentari, mi avevano sconvolto… e Sjöström. Dai suoi film capisci la differenza, lo scontro fra bianco e nero… e la paura di Dio: questo nostro camminare per strada con l’ombrello aperto per paura di Dio e della pioggia…
Marco Ferreri
Il 9 maggio 1997 muore a Parigi Marco Ferreri, regista, attore, sceneggiatore, produttore. Dopo più di dieci anni dalla sua scomparsa il suo nome è un mistero Continua »
di
Andrea Caterini
1.
Ogni libro che voglia aspirare ad essere arte è necessariamente politico.
Non si tratta della vecchia storia tra arte e politica, credendo io che l’arte sia in fondo qualcosa di profondamente ingovernabile. Il solo modo per essere politici, credo, scrivendo libri, è pensare di essere antichi, non vecchi, è pensare di essere classici. Continua »
di
Luca Colafrancesco
Barchetta Picciola
Paolo, vorrei davvero una barchetta
di carta dove tu disegneresti
il viso mio, il tuo, quello di Andrea.
Noi con un po’ di polvere di sogno Continua »
di
Alberto Toni
Non chiamatemi Pedro. Chiamatemi Nessuno, come Ulisse, il distruttore di mostri, colui che ha consumato la vita dietro un sogno di patria. Continua »
di
Paola de Benedictis
XLI.
Kajal dei miei occhi bruni,
lavanda vaginale,
discendi lentamente tra le cosce.
Di sperma nero pece
ricopri questo cielo puntinato,
poi culla la mia notte e i suoi vagiti. Continua »
di
Valerio Carbone
[…] L’origine del pensiero si trova dunque in seno al sentimento, o per meglio dire in relazione ad un’affezione. Questa dinamica implica ciò che Deleuze aveva dimostrato come il più grande merito, seppur inconsapevole, di Immanuel Kant: quello “scambio” delle facoltà di cui tra non molto ci occuperemo. Continua »
di
Arianna Pagliara
Spesso mi chiedono cosa ne è stato del surrealismo. Non so mai bene cosa rispondere. A volte dico che il surrealismo ha trionfato nelle cose secondarie e fallito in quelle essenziali. Successo artistico, successo culturale, che era proprio quello che importava di meno a tutti o a quasi tutti noi(…)
Trasformare il mondo, diceva Marx. Cambiare la vita, diceva Rimbaud. E Breton diceva Continua »
di
Paolo Sortino
Cito a memoria: “Non voglio un mondo di maglioni larghi, o di capelloni. Io voglio un mondo di uomini in giacca e cravatta e il casco a ossigeno”.
Lo disse un uomo di sinistra. Lo disse Luigi Tenco. “Ti daremo le forbici” - gli venne risposto - “Sei un borghese!”. Continua »
di
Andrea Caterini
«Il bambino si rigirò nelle coperte. Poi aprì gli occhi. Ciao papà, disse.
Sono qui.
Lo so.»
Basterebbero queste parole per spiegare la profondità di un libro come La strada di Cormac McCarthy. Un padre e un figlio che camminano sulle ceneri di un mondo impolverato, incancrenito dai fumi di una desertificazione per nulla paesaggistica ma tutta interiore. Il mondo è scomparso ma senza rumore, Continua »
di
Paola de Benedictis
Uno di noi è in più. La partita è impari.
Quando, pancia mia,
vi bucò l’anestetico della sua voglia
e tra fitte mani v’apriste rossa,
smisi il fucile puntatomi contro
fino alle radici. E venni al mondo. Continua »
di
Carlo Maria Miele
Stanotte ho ucciso mia figlia per la sesta volta. Sempre allo stesso modo: aspetto che mia moglie si addormenti ed entro nella sua camera, le tolgo con delicatezza il cuscino da sotto al capo, stando attento a non svegliarla, e glielo premo senza troppa forza sul volto. Continua »